Non ricordo più quando è stata l’ultima volta , o meglio lo ricordo ma si tratta di tanto tempo fa , di quando un giorno o due sembravano una eternità , un’era , ed aspetti il momento a venire , i ventuno grammi d’anima che distinguono la vita dalla morte sembrano cinquanta chili nell’attesa , attesa poi di cosa mi chiedo , di quali parole ora che al solo pensiero mi sento afono , del cosa dirò , cosa dirai , dello sfuggirsi per poco inconsapevolmente , del cercare in ogni luogo quello che sò sarà solo un’emulo , della speranza , del sogno continuo e costante , tutto procede a fatica così oggi ,col pensiero di quel che sarà , con le immagini che la mente costruisce da sola e plasma , crea un’altra realtà parallela e sognante , sognata e vissuta come reale , questo piccolo peso in più , tara di speranze piacevoli , ed immagini , sogni sempre più forti , come voglie.

Involontariamente ci riesco , quando immerso in altri pensieri , si forma nello spazio vicino qualcosa che assomiglia alla materia e fluttua sul confine labile del reale , e come sia che un grumo di slanci e fantasia possa divenire fisico , come quando s’immagina così forte che anche gli occhi vedono e scrutano , così tanto , tanto da formare un qualcosa quasi d’apprezzabile al tatto , non è la volontà che plasma è altro che non so , cristalli di ricordi e presenza sollevata in alto che pian piano s’accende e compare , scompare lasciando un cerchio a circoscrivere la mente , non esce più niente che non vada nella stessa sua direzione.

Niente è fine a se stesso così che ogni attimo e respiro passato continua ad esistere in noi nel tempo , modificandoci plasmando il nostro fare , cambia il modo di vedere le cose anche rimanendo se stessi , anche se ci speri sempre e ci credi sempre un pò meno qualcosa torna , come l’odore dei cibi di quando si era bambini , la speranza insita nell’esser felici con niente , ed il niente è solo di ora , quel niente di prima era allora tutto , una molla che si ricaricava di continuo senza sforzo, senza ne saperlo ne volerlo succedeva e basta e solo il passar degli anni ne dà l’evidenza , cosicchè a volte è come gioia violenta la forza di vivere , la voglia che ha chi ha combattuto e combatte per l’esistenza , è bello quel “giorno in più” che si ripete ogni mattina per chi lo apprezza e non conosce la noia anche chiuso in una scatola , resta l’amaro del vedere i padroni degli immensi spazi spegnersi nella tristezza che la noia e la prepotenza generano in loro , la superficialità li prende per i capelli e li fa parlare come fossero urla , voci schiamazzi ed insulti , è bello quando torna qualcosa o qualcuno che porta con se la ricerca della gioia fra le nuvole dal sapore acre del tribolare.
Evviva

Come ogni mattina appena sveglio guardi in su verso il cielo , quasi a scrutare , cercar di capire lo sviluppo del giorno , rimani un pò cosi come ad aspettar presagio , una volta era il mare il primo a parlarti al mattino , da qualche tempo non c’è sempre ad ogni tuo risveglio , rimane il cielo che per quanto vogliano spostarti e sradicarti comunque è sempre lì blu o grigio che sia  , parli con lui , il mare allora lo ritrovi quando puoi e ti soffermi un po di più a raccontare , lui non cambia è come te.

Sono cerchi quelli in cielo dentro ognuno dei quali punti lo sguardo , sono gli stessi che per terra ad ogni passo circoscrivono l’impronta , le mani che accarezzano l’acqua e s’immergono hanno cerchi ad i polsi , tu di un mondo lontano e così distante , quasi d’altra epoca , un mondo al di là che non ha nome a volte sei cerchio,in un istante il tempo d’un pensiero o “lampo secco d’una domanda” , svanisce e riappare , cosa chiedere che tanto mai ci sarà risposta , c’è quiete , c’è questa cosa , un gancio appeso chissà dove ad incastrar pensieri , piccolo sasso lanciato da chissà quale direzione a far cerchi sull’acqua , io sto lì in silenzio e li seguo fino alla fine della loro propagazione.

Scende le scale veloce senza accorgersene , come al solito pensa ad altro , gli occhi per conto loro fissi sul muro bianco a sfilar via obliqui e veloci , poi la finestra , le pupille si agganciano lì , dietro i vetri le cime degli alberi e più in su , più indietro il cielo nel suo piccolo spazio blu ,continua la corsa in discesa saltando gradini , gli occhi staccano sparisce la finestra e torna il muro bianco , come quando la penna d’improvviso finisce l’inchiostro , incespica la mano ed il pensiero rincula e sospende , un’offesa o come se lo fosse quel mancato fluire poi il dover cambiar pennino , è fuori finalmente uscendo dal portone la discesa è finita , guarda avanti , non cerca di scrutar verso l’alto , non serve , certe cose viaggiano più alte del cielo.

Gli insetti in silenzio fanno il loro lavoro , non te ne accorgi , lo stanno facendo su di te , mentre fai il tuo in basso lì all’altezza delle erbe e le braccia alla loro portata , li vedi ma non credi che possano , sei nell’impegno , assorto posizioni le piccole piantine su distanze regolari e previste, come il piano vuole riempi i tuoi solchi come di tempo le idee ,è sera  ormai ed ognuno alle ultime luci del tramonto guarda la sua opera , tu i tuoi solchi diritti pieni dei cespi verdi e regolari , loro l’interno delle tue braccia gonfie e ricche di ponfi , frutto del loro lavoro e ad ognuno il suo.

Tempi precisi per ogni cosa e spazi perfetti come incastri ,alle parole segue il vento come ne fosse la scia , vento di terra per la mattina o di giorno quando il tempo cambia ,vento teso da nord fresco e che pulisce tutto dopo la buriana per far tornare il cielo blu , il pesco ha un ramo troppo alto e solo oscilla lento come per un saluto , l’orizzonte fosco non è incerto e senza scrutare vado e basta , avanti vado avanti , con le gambe  ,veloce , un occhio spesso guarda indietro , la scia.

Nel silenzio di rumori remoti , qui in fondo dove tutto sfuma fra il verde ed il blu ogni tanto vien voglia di guardare in alto , da dove viene la luce e chiedersi cosa succede lassù , tranquilla almeno per un pò gode gallegiando della frescura dell’acqua e del tepore del sole, si riposa finalmente ferma viene mossa dalla  superficie e si chiede cosa succeda laggiù , sfreccia via veloce fra gallerie e pianure , distese di giallo e di verde , pensieri come elastici s’impigliano fra gli occhi e ciò che scorre via così rapidamente , poi lo sguardo si alza verso l’rizzonte ed il cielo fra mille forme e mille sfumature dal bianco al grigio delle nubi , si chiede cosa succeda lassù , stavolta sibila in alto dove i piedi non servono e le braccia sono ali , dove se guardi il sole hai l’idea del caldo ma attorno a te è freddo , l’orizzonte fa un arco quassù come a dimostrare ogni volta lo stesso teorema , sotto e sotto una scacchiera immoobile dai colori soliti , mai bianco mai nero , cosa succede laggiù.

Mi sento come sono , una formica di quelle piccole e nere che come scopo sembra abbiano solo quello di  muoversi da un punto all’altro senza soste , solo apparenza , solo essendo formica puoi valutare commentare ed analizzare l’altrui prospettiva , ci sono altri esseri dalle parvenze feroci oppure elefantiache ma anche questo è solo apparenza , sono formiche anche loro ma lo hanno dimenticato e proiettano i “loro stessi” verso palchi e schermi , è un gioco di specchi , forse fotomoltiplicazione di se stessi del loro apparire ,sono ghiandole ipertrofiche dimentiche del loro ruolo nell’organismo ,  poi però c’è chi non si gonfia e non riempie la testa degli altri di se , bastano due parole od al massimo due frasi ed a me piccolo che osservo si apre un mondo , si un altro , come se all’improvviso ci fossse un’ulteriore possibilità di permutazione che apre infinite altre combinazioni , queste persone sanno distribuire i pensieri come seme , come mano esperta che li distribuisce sulla terra , crescerebbero anche sulla sabbia questi semi selezionati poi interrati da tal maestria , forza sapienza e silenzio solo pari all’infinito coraggio e potenza della piantina di melone che esce curiosa fra la sabbia degli ombrelloni , due piccole foglie verdi frutto del caso , del’incuria o dell’approssimazione , vita comunque che ci prova nonostante tutto senza porsi prospettive , vita a prescindere , di certe persone bastano solo due parole , due frasi o poco più e non le scordi anche al cambiar della lingua e della forma ed anche se vorresti farlo , persistono al passar del tempo, anzi di più ,resistono ad i tempi anche a quelli miei di ora che volano sempre più veloci dal futuro al passato , ed io non smetterei mai di leggere.