“Osserverò soltanto una cosa” disse Mavrikij Nikolaeviè , facendo uno sforzo doloroso per esaminare la questione , “se l’avversario dichiara in precedenza che sparerà in aria , il duello , effettivamente , non può proseguire..per ragioni delicate e…evidenti”
da “I Demoni” Fedor Dostoevskij

Un sibilo od un bagliore , un baleno , qualcosa di estremamente rapido che sconquassa e passa oltre , io rimango li , o qui è lo stesso tanto per dire ,poi comunque ogni  frase lascia un segno , che sia una piccola nuvola bianca persa nel cielo terso venuta ad aiutare , od un dolore di una ferita che sento addosso ma non vedo , al di la delle  ragioni d’ognuno so di sbagliare se tiro dritto verso il punto mirato d’orizzonte , so di sbagliare ad inseguire le ragioni ed i perché , allora faccio ciò che mi viene di fare, quel po’ che riesco ,sai che quel “tu” potrebbe essere un “io” per effetto del flusso e della circolazione , del suo senso più che altro , ma non il contrario , il “lei” nella sua estrema educazione è un blocco di marmo algido  senza venature messo li sopra i miei piedi da chissà chi e perchè , avrai ragione , hai ragione e grazie , spero di aver capito qualcosa , spero.

Vorrei dire che non c’è altro, che dopo il sole sotto c’è nebbia e sopra il cielo stellato , queste son le grandi novità , c’è comunque la soddisfazione che si prova nell’averci visto giusto quando tutto appariva al contrario , va bene così dato che il mio mondo ha un colore diverso dal tuo , non sò del tempo a venire  , è che così si nasce ed ormai credere a tutti non mi fa neanche più male , ormai la sorpresa è chi è sincero , ormai è l’eccezione , la regola tutt’altro.

Da il meglio di se quando ho superato il flesso della stanchezza , come un confine oltre il quale cade il controllo e non ha più paura di niente , quasi a non aver niente da perdere , è la fase in cui si ricorda meno e s’agisce d’istinto e senza remore , ad ognuno il suo e senza sconti, prezzo pieno per tutti , passano così questi giorni in cui le cose da fare sono molte di più di quelle a cui può pensare , e tira avanti tutto per più di quello che può , gli dicono grazie , lui prova a spiegare con poca speranza d’esser capito , che non è per il plauso ma per il principio.

Chissà perchè a volte vorrei si scatenasse un vento forte , sbattono i coperchi di latta e le finestre mal chiuse , volano via i tappeti di foglie a marcire , si scoprono guide impensabili ed intrecci tali che solo ad esser radice si può capire , volano le foglie ancora a scoprir parassiti , essseri in letargo apparente , in ascolto mimetizzati chissà da quando , soffia e soffia forte , più forte a spazzar le sonde come funghi , via fino al micelio ,  pulisci e spazza , fai chiarezza .

Andando avanti ci si fa largo fra le piccole cose , da fare costruire e sognare , come ogni anno già vedo le viti potate mentre cammino e debbo abbassarmi ad evitare le guide non custodite , gli ulivi chiari e puliti vuoti dentro e con poche fronde a cader regolari attorno , fanno ombra invece ma continuo a vederli per come saranno , così il resto , ci vorrebbero undici mani ed una testa per mano , undici teste e solo undici pensieri per testa , credo che infine non cambierebbe nulla , le piccole cose non rispondono alle leggi consuete , si vedono poco e male , non appaiono ma le senti potenti come enormi frizioni, emozioni , le grandi cose ci sono , iniziano e finiscono come oggetti o pensieri serializzabili , puoi programmarle lavorarle estinguerle , mi piacciono le “piccole cose” perché non te ne accorgi ma lasciano il segno ,invisibili ed instancabili , imprevedibili sono presenza che ti trovi addosso come l’umidità degli alberi e t’accompagnano , vita fatta di questo ed è inutile pensare di scansarle , è fatica vana , ipocrisia quotidiana di cui è meglio fare a meno , guardo quella meletta scordata sul ramo e caduta fra l’erba a cui dei piccoli funghi marroni fanno compagnia , ognuno con le proprie ragioni.

Ma è così che pian piano la paura scivola via lenta , come per effetto di una debole pendenza che l’occhio non apprezza ma evidentemente c’è , e la vedo gorgogliare prima d’entrare fra le griglie d’un tombino , la notte torniamo a spogliarci , niente vestiti ne telefono e portafoglio a portata di mano , è strana la fiducia quando credi sia cosa di un’altra galassia , poi torna a riempire il vuoto che lascia la paura , questo è il mio paEsaggio , e poi e poi , e poi mi vedo seduto ad aspettare su di un marciapiede , forse tre giorni o cinque , forse sette o cento , ho le mani e le gambe affaccendate , la testa ancor di più , continuo il mio moto pendolare seduto su un marciapiede , aspetto.

Improvvisamente si torna a quel che siamo “canne al vento” ,come dici tu , restano e contano le sole radici , resistenza quale forza vitale , fanno paura anche le parole , non si pensa più , il governo delle azioni è dominio della corteccia poi dell’istinto , umanità desertificata , credevamo non ci fosse niente più imponente e forte d’un monte , un maglio terribile lo ha spaccato , non rimane altro per andare avanti che il nutrirci di noi stessi , nostra saliva e nostra carne , briciole di noi quel che resta.
Non serve nemmeno issare la bandiera bianca , non c’è battaglia , nessuna tregua.

Il fischio alle orecchie è attenuato e rimane qualcosa come un sibilo , una radiazione di fondo quale flebile testimone del passato , ci vorrebbe un caffé bollente , un accento fa male e mi sposto , poco dopo un altro ed è peggio , duole di più ed ho una voglia pazza di fumare , resisto, preferisco annebbiarmi di malinconia che in certi momenti strugge e fa male , fa bene.

Qui non ci sono spazi per altri pensieri  porterebbero troppo lontano , nemmeno tempo quando ne hai troppo da attendere , poi “troppo” non significa nulla , che sia un’ora un minuto od un giorno , mi limito , anzi mi concentro nel guardare le persone in apnea mentale come me , trascinano valigie mentre oscillano zaini e tracolle , il cielo grigio e l’asfalto è bagnato , le ruote hanno un suono meno cupo , è compensazione o solo opera di mitigazione questa ,visto ciò ch’è l’intorno , in tasche diverse le stesse cose , spicci biglietti di bus e treno , la tessera della metro per sicurezza , nei volti diversi gli stessi pensieri tesi ad uscir fuori di qui , ognuno vettore del proprio orizzonte.