Sento la voce e mi volto , è truccata e ben vestita , seduta composta parla al telefono , ha occhi smarriti , è dispersa , non sò perchè mi da l’idea di chi si ostina a cercare un foro in un buco , guarda troppo da vicino e non lo troverà mai , dice che non riesce a parlare e sente la puzza dovunque , perchè non glielo dice mi chiedo , è vero che comunque anche i semi più forti a volte non riescono a germogliare , magari una raffica di vento beffarda li fà cadere sul cemento od in mare , tanta forza e perfezione li purtroppo non servono , mi viene da dire “sarà per la prossima volta” , alla prossima campata , quasi fossi un seme.

Un altro bel pomeriggio , me lo godo nel vero senso della parola , pianto innaffio e faccio solchi , ascolto la radio dagli altoparlanti e questo è l’unico suono che si sente e che sia diverso da quelli della natura , dietro la rete , che è dietro la lunga siepe d’alloro passa una signora , è una faccia vista e parla nella mia direzione mentre cammina , parla per venti metri circa rivolta a me , io per i suoi venti metri ne percorro tre ed annuisco con la testa senza capire un tubo , sono vicino agli altoparlanti e stanno leggendo” IL SISTEMA PERIODICO” di PRIMO LEVI , è così bello sentir leggere che non riesco ad abbassar il volume , non ho il coraggio di perdermi nemmeno quei trenta secondi di lettura , se poi le rispondo in maniera consona magari da trenta poi divengono trecento e non ne ho voglia , continuo ad annuire , poi la siepe si alza  ed ognuno esce dal campo visivo dell’altro , non mi sento in colpa , mi sento piuttosto come il pesce che si trova di fronte l’ennesima esca che copre il solito amo attaccato allo stesso filo dell’annosa canna da pesca , sempre la stessa , con lo stesso fine , ed allora ascolto la radio e nient’altro che non sia vento o versi d’animali , bello questo pomeriggio ,poi domani rivado in gita , un pò come quando andavo a scuola.

Finalmente un giorno tranquillo , niente auto ne bus ne treni , è domenica e sembra tutto immobile , mentre l’acqua del the si scalda m’affaccio fuori , è una bella giornata di sole , quanto verde hanno sviluppato questi alberi ed in così poco tempo , si vedono le piccole pere a mazzetti , la albicocche verdi grandi come mandorle , bevo il mio the ma con la mente sono già fuori , con gli attrezzi in mano a sentirmi meglio , e penso alle figure mentre traccio solchi e faccio scorrere acqua , provo a sovrapporle , è un gioco che la mia testa fa da sola , ne escono di nuove  ed altre sembrano simili , chissà , si sto fuori ,sto meglio qui , dove le chiacchiare non ci sono e le parole , poche , hanno un senso.

Di corsa timbro ed esco ho pochi minuti per attraversare il piazzale prima che il bus parta ,salgo e stipato anch’io vado a finire addosso un signore di una certa età accompagnato da una signora bionda e pacioccona , almeno all’apparenza, mi chiede il mezzo migliore per raggiungere la stazione Tiburtina , ci vado anch’io gli dico , mi racconta che è toscano poi cresciuto in piemonte , è andato in pensione con ottocento euro e qui non riusciva a vivere , è andato a vivere in Romania con la sua compagna rumena , la signora bionda che sta con lui e che sorride continuamente , parla benissimo l’italiano , mi ha colpito questo signore tornato in italia per andare a veder i colli euganei in veneto , prima però volevano stare due giorni a roma , mi ha colpito questa persona per come parlava della Romania , mii ha raccontato dei formaggi e del vino , dei contadini , della loro casa col giardino, non una parola sull’Italia  , poi ci siamo salutati , e vado per la mia strada con un amaro in bocca e nell’anima  , ed il pensiero di come ci stanno riducendo , chi lavora è destinato ad andarsene , non per scelta ma per sopravvivere , rimane un paese di sfruttatori e di schiavi , chi ancora rinnega l’esistenza delle classi in parte ha ragione , nel senso che le varie classi si sono ridotte a due , padroni e servi , questi ultimi spesso contenti immersi nello smart-social dove possono fingere di poter sfruttare qualcuno anche loro, e così sia.

In certe stagioni vien voglia di pulire il foglio , anzi i fogli , cancellarli farli tornare bianchi per poterci riscrivere sopra , li cancello per poi tracciare altre linee , più diritte possibile , ci scrivo sopra e leggendo rimane comunque il sapore del “sotto” e di quel che c’era , poi torno sempre lì alla terra , la lavoro e la dissodo come a cancellare le vecchie colture della stagione trascorsa , scompare il verde di prima , sottratto , rimane la stesa scura marrone e grassa , fertile , faccio le mie linee diritte anche qui , basta poco , appena qualche giorno o settimana che fra il nuovo risorge il vecchio , quel che c’era non va più via , una traccia rimane e rimarrà per sempre ,magari con altri colori e sfumature , ogni nuovo germoglio che rinasce dalla radice antica è un indice puntato , verso me e verso il cielo che ci guarda , vado veloce si , il fischio alle orecchie m’illudo sia vento e velocità , forse stò fermo e la terra appoggia i miei piedi , la penna fissa sul foglio apparentemente bianco.

E’ un tunnel di rovi e poi ramaglie come mura ad ambo i lati , si abbassano e spariscono nella luce,camminando a rilento fra il verde  sorrido da solo senza un pensiero preciso , un confine indefinito mi circonda , pupi , burattini che compaiono in fila come cani sguinzagliati ed ubbidienti , che siano creazioni od illusioni poco importa ed all’orizzonte si arriva sempre alla verità , io rido ancora come fosse una malattia , senza un perchè continuo fino a che la pelle si piega , segni curvi persistenti ne sono testimoni , ed all’aria fresca , al tempo che migliora , a loro rivolgo i miei pensieri , e la carica è fatta da queste viste e da pochi respiri , bastano.

Alle tue parole che mi porto appresso , a quel campo e quei fiori , come sezioni di passato che s’incastonano nel presente , parole vecchie queste mie usate e trite cercano di rispondere alle tue combinate e fresche , tutto aiuta e rinforza la voglia di saltare a piedi pari questa epoca triste , tempo come una spugna che devi badare a non stringere , puoi solo sfiorarla e tenerla appoggiata al palmo della mano tanto è intrisa di prepotenza ,farebbe male , lo fa spesso , guardo altre parole che tristemente seguono i fatti , un andamento innaturale e contrario alla vita ,si procede a carponi ,avanti nella paura riempiendo tutto per non lasciar spazi ,continuano le ascisse a chiedersi cosa fanno le ordinate , attorno variabili dipendenti convinte del contrario , alle tue parole penso per questo , perchè andiamo avanti lo stesso.

Poi senza tenere le mani aperte riesco ad aggiungere il tutto a quello che gia c’è ,un pò come tener i dorsi delle mani sotto l’acqua corrente , toglierle , girarle e trovarsi i palmi pieni e berla quell’acqua non cercata , non meritata , continua quell’idea fino al crinale ripido di un “a presto” mancante ,l’idea si fermò lungo la strada del divenire fino a diventar foglia , certi alberi da frutto mostrano prima i fiori abbarbicati sui rami neri , al loro appassire compaiono le foglie verdi ,spariscono quelle braccia scure puntate contro il cielo , come a dire , come a sembrare un’inizio il divenire.

Piove un pò oggi dopo tanto sole , ed è bella anche la pioggia quando è tanto che non la senti addosso , sulla tuta ed il cappello , sugli attrezzi ed i rami tagliati ceh incominciano quasi a luccicare , parlando siamo arrivati alla conclusione inevitabile che è impossibile guardare lontano , meglio non pensare troppo , evitiamo di mettere in fila i dibbi come le cose da fare , andiamo avanti fra gli inevitabili alti e bassi , abbassando la testa per non vedere i riflessi dei miraggi apparenti , avanti stringendo le mascelle quando il piede fa male e le spalle anche , far finta che ogni dolore sia un desiderio che quando passa si esaudisce , ed allora è così che si va avanti dentro la primavera fra i fiori e l’erba prepotente che cresce , così lavando i denti dopo ogni pasto e senza andar a dormire troppo tardi , stando lontano dalle sigarette e ripensando ancora.

Un  passo ed un altro ancora , poi un respiro profondo ogni tanto come a ricordare che tutto funziona , trascino i rami tanti da poter costruire altrettanti alberi , ancora un tramonto che inizia col rosa all’orizzonte , senza vento gli unici rumori li faccio io , ammucchiando spostando tagliando , trasformo ed entra più luce come quando esci da una lunga galleria , giorno per giorno la luce meraviglia sempre di più , e sorpreso tutti i giorni davanti a quel cancello ripeto la stessa domanda , ma dove era questa luce prima , negli anni passati fino a poco tempo fa non c’era è vero ? , è vero rispondo.