Settembre appena iniziato stà per finire , come ogni anno ne rimangono i frammenti , scheggie più o meno acuminate disseminate a terra come a segnare una scia , come ogni anno poi le foglie il freddo e le necessità le copriranno , sararnno il raffreddarsi della terra ed il vento che fischia o l’urlare del mare a metabolizzarle , spariranno dopo più o meno tempo a seconda della stagione , ora però ad ogni passo così come ad ogni pensiero le sento scricchiolare o sbattere come cocci in un sacco , ne farò compagnia e ricordo durante il cammino.
“settembre il mese dei ripensamenti sugli anni e sulle età
dopo l’estate porti il dono usato delle perplessita
ti siedi e pensi , ricominci il gioco della tua identità
come scintille brucian nel tuo fuoco le possibiltà” (F.Guccini)

dovrei riposare e non riesco , questo pomeriggio sembra appoggiato su di me e ne sento il peso , il fardello di una mancanza che forse in realtà non c’è , io la sento però , percepisco la forzatura senza capirne la ragione , sarebbe bastato poco  , solo quel poco che basta a differenziarsi dal niente , ed il niente è sotto questa poltrona appoggiata in un angolo di un quasi magazzino , non è aria di dormire nemmeno qualche ora , conto i minuti e l’aria qui dentro è diventata acre come diluente di vernice , respiro spilli , aghi diventano ad ogni mezz’ora in più che passa , esco fuori a camminare fra i pini antichi ed i sanpietrini , vado veloce accorgendomi a volte della mia apnea , almeno qui i pensieri si disperdono un pò fra le chiome verdi e l’erba fresca dell’estate finita , si la densita diminuisce ma i perchè rimangono , sono li come i pali dei pontili a casa mia , piantati in mare che sembrano uno scherzo , si uno scherzo infrangibile che spacca in due le onde ad aumentare così il loro lamento , “chi è causa del suo mal pianga se stesso” , piango me stesso ed accellero il passo , accellero tanta è la forza accumulata , tanta era la tensione dell’elastico , sarebbe bastato poco , ancora poco più di niente in questo pomeriggio che precede la notte , ma niente , poi la notte.

Il tempo certe volte si riduce ad una grande ruota dalla velocità angolare costante , questo si dice del suo moto , questo a volte appare , ma è solo media il suo incedere nel tagliare angoli , subisce in realtà accellerazioni e frenate , il moto uniforme è solo una teoria ,la vita è un susseguirsi di sbalzi , salti d’umore voglie e prospettive , sussulti di sogni e stasi di recupero , stalli spesse volte proprio come perdite di spinta , ed il gran fare che ci affanna non è altro che il segno , solo una tacca sulla grande ruota che gira a ricordarci che quel momento è passato , è che la circonferenza è talmente grande rispetto a noi che ci dimentichiamo di quel segno ed a volte addirittura ci dimentichiamo se quel momento è un sogno a venire o qualcosa già fluito , coincidenze che sembrano segni e segni da sembrar coincidenze condiscono pietanze dal sapore amaro , spesso pensiamo che non ci sia spazio in noi per chi non ritorna e delude , cio che viene s’incunea , lo spazio non c’è mai si crea e basta , continuamente di volta in volta , ed anche quello che non vedi più c’è ancora, è ancora li in un segno sulla circonferenza della grande ruota.
“Ci sta una terra di nessuno, da qualche parte del cuore,
come un miraggio incastrato fra la noia e il dolore. ”
(pane e castagne F.DeGregori)

continuo a guardare la metà di  luna alta ad un quarto sull’orizzonte , non l’aspettavo dopo le nubi del pomeriggio , non ci pensavo, il trovarla appesa la così è quasi una sorpresa , forse è solo una sua proprietà attirare l’attenzione degli occhi ,non si può fare a meno di guardarla come a cercarci qualcosa , sempre a scrutare li nella luce riflessa quel che manca o che è lontano , nella mezza parte che splende gli occhi cercano un angolo che sia esatto per la riflessione , riflessione di cosa , dei pensieri quando gli occhi ancora non arrivano a vedere , continuo a fissare lo spicchio sospeso fino a che un brivido si spande fino alle estremità, uno di quelli che assomigliano ad una lacrima che segnala che qualcosa è successo , che qualcosa è entrato ora dentro di noi e che forse viene da lontano ,cerco ,cerco ancora quale sia la nota che risuona in me li nel profondo ,cosa o quale ipotetica terminazione abbia ricevuto il segno , non credo che ognuno in quella luce riflessa possa vedere ciò che vuole , non ci credo , quello che sento è vero forte ed irresistibile proprio perchè impercettibile, indipendente dai sensi consueti.

nessuno conta i propri respiri quali battute del tempo che passa , le ore che scorrono lente nelle giornate più grigie e dure , i giorni interminabili dell’attesa come carta moschicida tengono fermi i pensieri cristallizzando le idee e le costruzioni , costruzioni poi di cosa , di materia e di terra , ferro e qualche metallo nobile magari luccica al sole , ma in quei giorni ne luce ne riflesso riempiono il vuoto , poi altri tempi ed altre ore sfrecciano via , lassi di tempo schiacciati in un torchio ad estrarne l’essenza , la vita che scappa veloce in certi momenti che in realta sono giorni , incredibilmente rapido il tempo ci strappa i contorni e ci fonde , ci somma agli sfondi di altri con pensieri e sogni comuni , rinasco gatto o colombo , rinasco gabbiano ed istrice , pesce forse no , lo sono gia stato.

Si ce ne erano state le avvisaglia nei giorni precedenti , sopratutto la sera quando le difese s’abbassano e la stanchezza s’infiltra in ogni poro , la stanchezza come voglia che s’insinua silenziosa , prende posizione e strategicamente presidia i gangli silente ma pronta all’azione , poi la vita quotidiana è come carta vetrata che inconsapevolmente spiana tutto e certi segnali  credi che siano eventi casuali , risultato di sommatorie cicliche inconsapevoli , non volute a volte , poi un sabato mattina ti alzi cantando più forte del solito , davanti al tuo miele ed al caffe che fuma , alla fetta di ciambellone dall’odore di casa , davanti al gusto di tutto questo la serenità che prende piede è come se scoprisse una terminazione nervosa e l’accarezzasse , è un dolore , un dolore acuto persistente , un dolore che viene dal di dentro , è un dolore che non fà male , un dolore buono , un dolore di cui so il nome , un nome che non ho il coraggio di dire.

i miei non sono viaggi “unici” da ricordare , da fotografare per tediarne gli amici , viaggi di immagini l’unica cosa che conta ormai , i miei sono tragitti pendolari con lo spirito d’avventura che può avere solo chi arriva sempre con le forze al lumicino ed è convinto che ogni ansimo possa essere l’ultimo della giornata , resta un ricordo cumulativo , come delle stelle che sono tante t’incantano e le fissi ma non ne sai il nome , sono stelle compagne quasi gemelle  fino a che non sorge il sole , il pensiero della distanza disorienta un pò , e dove lascio il cuore , dove , dov’è ? , qui con me è qui con me  conferma il sollievo , è che lui parte , parte a razzo fra un respiro e l’altro e cerca di tornare prima che mi manchi il fiato , così si sfinisce  nei suoi slanci , nel suo credere disarmante , lo lascio fare dato che sto meglio anch’io così , io la mia strada quasi obbligata a guadagnarmi la vita , lui la sua di impeti e sogni senza freni , lui ingenuo ed innamorato che guarda le forme delle nuvole in cielo , ascolta i boati del franger di certe onde e gode all’unisono con la voce della risacca , perpetua così i suoi sogni pulsando d’immaginazione , quelle che per me sono distanze sono attimi per lui e non le teme , le vince.

Il fervore prende il sopravvento , d’improvviso ed in un istante cambia tutto , il percepito ed il percettibile si mescolano , questa voglia viva a tutti i costi di sentirmi attraversato dalle cose che non vedo , l’emissione di pensieri che l’immaginazione vede rimbalzare dalla terra alla ionosfera in cicli infiniti , per arrivare lontano , percepirai pensieri lontani , nel caos e fra le voci che continue riempiono l’intorno , in mare fra le onde , negli orti della stagione che cambia , ed il vento che porta voglie forti come leggende , una mente si alimenta da occhi e stampa la sua memoria fotografica , gambe e braccia lasciano un segno su altre gambe ed altre braccia, angoli di gomiti , mani aperte , membra e curve come un segnale , malinconia dolce delle distanze.

Smarriti ed increduli ci troviamo di fuori , sotto gli alberi il cielo stellato , come non fosse successo niente , ogni foglia al suo posto come ogni stella nel cielo , vi guardo e cercate i miei occhi , alle parole si è sostituito il silenzio , ad i sussulti lo sgomento , la pena , mettetevi in auto fra un paio d’ore sarà luce , io non ci riesco e torno su a prender i gatti , i cani sono usciti con noi , e sto li fuori poi nella notte con nesuna voglia di chiedere e pregare , vorrei urlare ed ancor più forte bestemmiare , non posso farlo , alla radio una voce , perchè penso a te ? , sei tu , continuo il mio sfogo in silenzio fatto di lacrime rade e pesanti , è andata bene siamo lontani , la nostra forza abilità ed intelligenza , la nostra superbia , siamo formiche , siamo piccoli mici dagli occhi appiccicati , siamo vulnerabili ed in balia , ci sentiamo forti e con la voglia innata di giocare e di carezze.

Non ricordo più quando è stata l’ultima volta , o meglio lo ricordo ma si tratta di tanto tempo fa , di quando un giorno o due sembravano una eternità , un’era , ed aspetti il momento a venire , i ventuno grammi d’anima che distinguono la vita dalla morte sembrano cinquanta chili nell’attesa , attesa poi di cosa mi chiedo , di quali parole ora che al solo pensiero mi sento afono , del cosa dirò , cosa dirai , dello sfuggirsi per poco inconsapevolmente , del cercare in ogni luogo quello che sò sarà solo un’emulo , della speranza , del sogno continuo e costante , tutto procede a fatica così oggi ,col pensiero di quel che sarà , con le immagini che la mente costruisce da sola e plasma , crea un’altra realtà parallela e sognante , sognata e vissuta come reale , questo piccolo peso in più , tara di speranze piacevoli , ed immagini , sogni sempre più forti , come voglie.