un giorno diventa particolare al di là del calendario , nemmeno se qualcuno decreta che è festa , festa che poi non è , diviene un giorno da ricordare quando un pensiero diviene quasi concreto ed appare fino a toccarlo e sentirlo , come può essere l’indefinito così forte e persistente , è ed è vero non risulta un verdetto finale ,nessuno vince e nesssuno perde , non si è nemmen pari , si è e basta , poi alla falce “fienara” che passa senza voler saper nulla del passato e di quanto hai dato si possono opporre le sole nostre radici che finchè ce la fanno , e ce la fanno ancora , ci “rigermogliano” , torniamo su in steli o foglie dal verde più chiaro a cercar di ricrescere veloci , a cercar di arrivar pronti alla primavera , servono le corse come lotte , serve il dividersi in due in quattro , in potenze innumeri di frazione , si ricompongono i pezzi non temere , questo disgregarsi è solo apparente , in noi la soluzione e la chiave della ricostruzione , nell’incastro preciso ed ordinato dei nostri pezzi , avverrà e sarà una sola questione di tempo , lentamente istante per istante e senza accorgercene torneremo noi stessi , avremo foglie poi fiori e frutti , avremo tempo e fiato , avremo sogni , perchè non siamo dormienti non lo siamo  , ne sono sicuro , almeno noi che un abbraccio lo cerchiamo ancora.

Vorrei far altro , li ho dietro le spalle quegli alberi potati e quelli da potare , il mucchio di ramaglie da sistemare , l’orto di fianco da pulire e preparare , invece son qui ad impastare cemento , imbranato ed imbrattato a riparare in fretta un muro  un gradino e le crepe , m’arrangio ho finito e va bene , chi non ha mai fatto nulla e non capisce , spia e non sa stare , appare, compare lenta la figura che avanza , con la scopa in mano e la polvere nera , polvere sugli occhi e nella mente tempesta di sabbia e ferro , figura disumana , l’ho sempre schivato quest’essere malevolo , oggi no , sarà la stanchezza e le chiedo “perchè” , non risponde e continua incessante la sua marcia di ridicola cattiveria , ed urlo e minaccio , sono fuori di me , la polvere nera m’ha raggiunto e trasformato in una bestia come lei che gira le spalle e si nasconde , torna nella sua tana dove architetta le sottili provocazioni , dove cerca di tasformare gli altri , passa subito la rabbia , giusto il tempo che il cemento tiri ed asciughi e lo stucco serri , torno a guardare questi alberi a scrollarmi dalla polvere nera e tornare quel che sono , con le mani perennemente sporche e spaccate e le rughe del volto che ridono da sole , la mia voglia di luce di verde e di mare , il mio essere piccolo e strano , questa mia voglia continua di fare e di vita.

I piedi affondano sulla lingua di ghiaia che separa il mare dal fiume , le reti che strusciano addosso e ti senti sul petto l’odore acro del sale , legnetti ed alghe da togliere dalle maglie , un occhio guarda i segni sulla superfice   l’altro sbroglia e prepara la rete , le mani fanno da sole , staccano stendono e riprendono , la mattina l’acqua del fiume ha un colore ed il mare un altro e nel punto di fusione si forma una linea , un confine , anche gli odori sono diversi dalla valle e dal largo si fondono e s’alternano anche loro , qui sulla linea sottile dove un piede è dolce e l’altro è salato , ed un altro lancio ben fatto stende la rete , un cerchio perfetto , i pesci li lascio , è solo un esercizio , solo una scusa che uso con me stesso , io so che i desideri vanno nel fiume e poi corrono veloci verso il mare , ad esaudirsi , io li aspetto.

I giorni non sono mai tutti uguali , alcuni lo sono ancor meno , ore su ore che volano ti portano alla sera stanco , poi la notte di quelle che non si può dormire e la mattina ti senti disgregato , l’impressione è quella di essere più persone , una per ogni tipo di pensiero , poi a mezza mattinata arrivi all’ennesimo mezzo , quello finale del viaggio più lungo , una pizza poi sali e ti siedi finalmente , pian piano gli occhi sentono il bisogno di chiudersi , nell’incedere della necessità di dormire senti il ricomporsi lento di tutte le tue parti , schegge che tornano indietro a ricomporre l’oggetto iniziale , un nome scritto poi duplicato dallo specchio , sono le ali , ali nel rileggerlo , un titolo come un gabbiano.

Gennaio è un continuo rincorrere acqua , come da anni a questa parte , corro e non mi tiro indietro perchè qui posso lottare , non è pioggia e niente di simile ma solo fenomeni simili a perdite nei posti più difficili da raggiungere , allora in qualche maniera combatto queste fessure , se ne turo una goccia da un’altra parte , non mi scoraggio dato che è solo materia , solo questione di tempo e di “tigna” , rimangono fermi come in attesa i mandorli neri gli olivi di un verde che ricorda il grigio , le viti , aspettano tutti me ed io arrivo è solo questione di tempo , dall’altro lato risuona quella parola sentita anni fà da un’altra voce senza suono , apparente , che non sei tu , o forse si.

Torna indietro la mente a volte , ci torna di colpo come ad espandersi  , una molla compressa uscita dalla sede od acqua che spande ed allaga , livella nel distribuirsi , a volte pochi anni indietro o solo mesi , le parole non ricordano più a quale tempo appartenessero , sono mucchi le parole passate come lampade a far da spia ad un pensiero od una promessa , un secchio si riempie veloce di acqua e di passato , mi sorprende ancora quanto una sola goccia  scura possa sporcare tanto e quanto una goccia d’acqua pura possa fare niente in un secchio d’acqua sporca.

Le notti passate sveglio sono quelle che terminano con un mattino di partenza , penso alle tasche dove mettere i biglietti agli orari e conicidenze , a questa neve che per me è sempre troppa ed impone troppe variabili all’equazione , poi il da fare e le ore che scivolano a ritmo irregolare , dilatazioni e compressioni improvvise di tempo , poi fra un quanto di tempo e l’altro piccoli lampi e pensieri e voglia di parole , lampi come la scia di una cometa che ciclicamente s’affaccia e rimango incantato dallo spettacolo bello quanto raro , un’astro che percorre un’orbita ampia dal periodo sempre troppo lungo per me , illumina al suo passaggio improvviso che m’aspetto e non so quando , illumina e sorprende come parole mai sognate da non riuscire mai a combinare tanto sono belle , scioglierà la neve e diverrà acqua , liquido che penetra e permea la terra , filtrerà dai muri ad allagare cantine e garage , allenterà la terra favorendone il nutrimento , dolore di qualche momento , vita per il tempo che resta.

E come un gioco cercare quel che si è stati , cercare nel “quel che si è” ciò che si era , ognuno come ogni cosa e come ogni numero è fusione di parte reale ed immaginaria , con proporzioni che variano col tempo e le emozioni , momenti immaginati come visi , respiri lunghi come sguardi , apneee di pensiero nei pensieri , ed i tuoi fili d’erba e l’albero di nocchia , l’arancio , ed il cosa cercare si confonde col come , avrei voglia ora di sentir il flebile tepore che la pietra assorbe in un giorno freddo e grigio come questo , ancora le piccole cose che hai attorno , consuete inflessibili , inarrestabili dal moto impercettibile che però c’è , di questo si vive e ci si colora , respiro più forte e canto , il mio sblatero stonato è quel che ho e che mi rallegra , i miei occhi umidi sulle tue parole.

Succede sempre quando non ci pensi o quando la testa è in apnea in pensieri più grandi e con soluzioni immaginarie , l’altra mattina avevo indovinato ch’eri tu dal rumore della porta a vetri , non riuscivi ad aprire senza chiave , quella manovra riesce a tutti meno a te ed a me che non ci provo per niente dato che uso la chiave , “t’apro io aspetta ” , incrociandoci noi s’incrociano anche gli occhi , qualcosa d’altro s’impiglia e rimaniamo fermi l’uno davanti l’altra , dico “corri vai che sei in ritardo” , corri allora con i tacchi che battono il tempo sul lungo corridoio , poi ti volti e mi dici qualcosa , sembra un augurio ma natale è passato e l’anno è da già un pò iniziato ,comunque è un augurio , qualcosa di bello che non ho capito ma che sento che c’è , e scappo anch’io in direzione opposta verso la mia sequenza , ogni tanto ti penso , così differenti nei piani , così simili nelle situazioni , così a volte sbagliati e senza scuse , fuori posto , così ingenui da far male , così ti penso.

Potrebbe essere chiunque , pensava lui , mentre aspettando non si curava più dell’attesa , se si può dire era riuscito a trovare un sistema per aspettare senza attendere , aspettare si può farlo per poco o tanto tempo , si può aspettare all’infinito , lui sapeva che era una sua dote , una delle poche che aveva , sapeva aspettare , nella strana brodaglia che gli bolliva in testa era avvenuta decenni prima l’alchimia , una scissione di natura alchemica appunto , niente chimica ne fisica pura , solo indefinito fenomeno la soluzione della continuità fra l’aspettare e l’attendere , ormai erano due cose talmente diverse per lui che avrebbe potuto aspettare l’infinito all’infinito senza nessuna sofferenza , senza pesi e batticuori , dell’attesa invece aveva perso le tracce , non avrà più il dolore del pensiero peri un’onda che non verrà , se è mare saranno correnti maree onde , bonacce e deboli frangenti , per tutto questo  e nell’attesa guardava gli occhi di tutti , ascoltava le parole degli altri con un’attenzione in più , pronto a cogliere un’improbabile indizio , pensava spesso al fatto che forse potrebbe essere stata lei , se lo negava senza raccontarsi bugie , aveva tempo , aveva deciso di prendersi tutto il tempo necessario ad aspettare senza attendersi nulla.