Le notti passate sveglio sono quelle che terminano con un mattino di partenza , penso alle tasche dove mettere i biglietti agli orari e conicidenze , a questa neve che per me è sempre troppa ed impone troppe variabili all’equazione , poi il da fare e le ore che scivolano a ritmo irregolare , dilatazioni e compressioni improvvise di tempo , poi fra un quanto di tempo e l’altro piccoli lampi e pensieri e voglia di parole , lampi come la scia di una cometa che ciclicamente s’affaccia e rimango incantato dallo spettacolo bello quanto raro , un’astro che percorre un’orbita ampia dal periodo sempre troppo lungo per me , illumina al suo passaggio improvviso che m’aspetto e non so quando , illumina e sorprende come parole mai sognate da non riuscire mai a combinare tanto sono belle , scioglierà la neve e diverrà acqua , liquido che penetra e permea la terra , filtrerà dai muri ad allagare cantine e garage , allenterà la terra favorendone il nutrimento , dolore di qualche momento , vita per il tempo che resta.

E come un gioco cercare quel che si è stati , cercare nel “quel che si è” ciò che si era , ognuno come ogni cosa e come ogni numero è fusione di parte reale ed immaginaria , con proporzioni che variano col tempo e le emozioni , momenti immaginati come visi , respiri lunghi come sguardi , apneee di pensiero nei pensieri , ed i tuoi fili d’erba e l’albero di nocchia , l’arancio , ed il cosa cercare si confonde col come , avrei voglia ora di sentir il flebile tepore che la pietra assorbe in un giorno freddo e grigio come questo , ancora le piccole cose che hai attorno , consuete inflessibili , inarrestabili dal moto impercettibile che però c’è , di questo si vive e ci si colora , respiro più forte e canto , il mio sblatero stonato è quel che ho e che mi rallegra , i miei occhi umidi sulle tue parole.

Succede sempre quando non ci pensi o quando la testa è in apnea in pensieri più grandi e con soluzioni immaginarie , l’altra mattina avevo indovinato ch’eri tu dal rumore della porta a vetri , non riuscivi ad aprire senza chiave , quella manovra riesce a tutti meno a te ed a me che non ci provo per niente dato che uso la chiave , “t’apro io aspetta ” , incrociandoci noi s’incrociano anche gli occhi , qualcosa d’altro s’impiglia e rimaniamo fermi l’uno davanti l’altra , dico “corri vai che sei in ritardo” , corri allora con i tacchi che battono il tempo sul lungo corridoio , poi ti volti e mi dici qualcosa , sembra un augurio ma natale è passato e l’anno è da già un pò iniziato ,comunque è un augurio , qualcosa di bello che non ho capito ma che sento che c’è , e scappo anch’io in direzione opposta verso la mia sequenza , ogni tanto ti penso , così differenti nei piani , così simili nelle situazioni , così a volte sbagliati e senza scuse , fuori posto , così ingenui da far male , così ti penso.

Potrebbe essere chiunque , pensava lui , mentre aspettando non si curava più dell’attesa , se si può dire era riuscito a trovare un sistema per aspettare senza attendere , aspettare si può farlo per poco o tanto tempo , si può aspettare all’infinito , lui sapeva che era una sua dote , una delle poche che aveva , sapeva aspettare , nella strana brodaglia che gli bolliva in testa era avvenuta decenni prima l’alchimia , una scissione di natura alchemica appunto , niente chimica ne fisica pura , solo indefinito fenomeno la soluzione della continuità fra l’aspettare e l’attendere , ormai erano due cose talmente diverse per lui che avrebbe potuto aspettare l’infinito all’infinito senza nessuna sofferenza , senza pesi e batticuori , dell’attesa invece aveva perso le tracce , non avrà più il dolore del pensiero peri un’onda che non verrà , se è mare saranno correnti maree onde , bonacce e deboli frangenti , per tutto questo  e nell’attesa guardava gli occhi di tutti , ascoltava le parole degli altri con un’attenzione in più , pronto a cogliere un’improbabile indizio , pensava spesso al fatto che forse potrebbe essere stata lei , se lo negava senza raccontarsi bugie , aveva tempo , aveva deciso di prendersi tutto il tempo necessario ad aspettare senza attendersi nulla.

Spesso mi ripeto che Natale è un giorno come un’altro basta far in modo che sia natale ogni giorno , però stamane in questo posto definito “non luogo” , come si usa dire in questi tempi, c’è un’aria diversa , nessun rumore , ne bus ne rombi , nemmeno una persona si vede e davvero sembra irreale , paradossalmente la mancanza di gente che s’affretta con bagagli di tutte le forme dona a questo luogo umanità , che strano come la mancanza di qualunque genere doni presenza al genere stesso , respiro questo silenzio e posso fare le cose con calma , come piace a me , ragionare poi fare magari fischierellando un pò , sarebbe proprio bello ogni giorno Natale con la pace che accompagna , la mancanza del caos , l’assenza di tensione , la possibilità di non dover agire per forza in frazioni di tempo, e colgo il lato positivo di questo giorno dall’aria mite , forzatamente lontano dalle mie cose.

E’ notte sotto il cielo stellato le due cagnoline giocano a rincorrersi , poi come m’avvicino al portone iniziano a farmi la corte per salire, salite , i cestini sulla mensola della cappa del camino sono tutti occupati , tu micietto nero guardi in su con fiducia e calma , t’invidio in quei momenti , poi tu e l’immagine che in testa ho di te , no , non corrisponde alla realtà e mi dispiace , vorrei tanto che questo mio pensar deviato sia un errore dovuto a qualche forma o granello di cattiva coscienza , che evidentemente ho , spero proprio che sia così , mentre tutto s’avvolge e forse s’intreccia io sono e rimango gatto , con la coda mozza ed il cestino occupato , ma non fa niente va bene così.

Stagione di fine e d’inizio , di sonno e di risveglio , banalmente lancio i miei sassi piatti , loro incredibilmente rimbalzano anche se è inverno , anche se la spiaggia è deserta e siamo pochi e fidati , io , il vapore del fiato e questi sassi piatti da lanciare , stagione di silenzio ed i rumori quando ci sono riproducono fratture di rami rotti , secche saette di cesoie arrampicate su di un albero , qui più in alto sul far della sera scorgo la volpe che dal fosso entra in un cespuglio , senza rumori anche lei sfila e va , l’uomo  riempie l’intorno di luci e feste inutili , se stai al freddo, quello che non ti fa dormire dai tremori, hai poca voglia di chiacchiere e scintille , l’effimero proprio non ti serve e lo vedi finalmente per quel che è , quest’inverno molti son lì con i piedi per terra , mai come prima e mai come ora , altri accendono gli alberi e rimangono ciechi davanti gli sfavillii , le solite cose in fondo , di ogni giorno e d’ogni stagione ,  e mi sento così come quando  di  fronte al mare risuona in testa  il nome d’un fiume.

Facendo bene attenzione  nel riporre quadrati e cerchi penso alle possibilità , come forme possono cambiare , quadrati in rombi e cerchi in ellissi , poi in prospettiva li spari contro uno sfondo che potrebbe essere un mare od un cielo , degli occhi o del cartone , li le forme stagliate sono le possibilità immaginate , dei colori che ad ognuno di noi piace di più , io le immagino di un tono del verde come fossero proprio un cuore verde che può battere ovunque , quelle che ho qui fra le mani sono quelle che ho ed avuto e le ripongo con cura e rispetto.

I miei cani d’improvviso abbaiano di notte , accendo le luci , che sia entrato qualcuno od un animale selvatico , una volpe nel pollaio forse , peggio una faina, oh speriamo non sia una donnola sarebbe uno sterminio , qualcosa hanno sentito e scendo , loro smettono e c’è solo quiete , il frusciare delle foglie di quercia che cadono , le ultime , solo quello e non c’è altro , è naturale chiedersi il perchè cosa cercavano o cosa hanno visto o sentito loro , cani , sensori estremi nella notte , capovolgo ogni cosa e divento cane , vedo quell’uomo che di punto in bianco fa qualcosa che non ha mai fatto prima , perchè cosa avrà visto o sopratutto sentito ?  qualcosa c’è stato di certo e da cane non lo capirò mai , l’uomo intuisce e li tranquillizza << anch’io non capirò mai>>.

I pensieri son li sereni , son quelli , stessi compagni attorcigliati come elastici in un barattolo , a volte ne stendo qualcuno fino a farne un’ellisse , ne ripercorro i contorni come in un’orbita infinita , ed i fuochi come soli , la pena del sentire il tepore che s’allontana per poi la gioia del caldo che ritorna , così in cicli come flussi e riflussi , come stagioni calde passate  che prima o poi torneranno , questi giorni così veloci da durare respiri , così lunghi , ripensando alle cose fatte ed alle ore passate ed ammucchiate , quelle a venire già prenotate , no non sono ore dovute e nemmeno obbligate , sono ore impegnate future da pensieri dell’ora , di adesso , così vado avanti ed incedo , ogni volto che sfila , ogni sguardo fuggente , ogni cadenza ascoltata rinnova ricordi di quello che è stato , non è passato.